M O S T R E  D' A R T E:  VENEZIA IN CHIARO dialoghi e silenzi nella pittura tra Ottocento e Novecento presso Palazzo Querini Calle Lunga San Barnaba Venezia - fino al 13 gennaio 2019 aperto da mercoledì a domenica                                           
Miro Romagna presenta: Galleria 686 - Temporary Art
 
 

Periodo dal 12/02/2017  al 21/04/2017

Inaugurazione: 12/02/2016 ore 18:00  - Orari: 16:30/19:30 (chiuso il luned́)

Miro Romagna presenta "Galleria 686 . Temporary art" in Fondamenta Venier dei Leoni di fronte al Museo Guggenheim di Venezia

https://www.youtube.com/watch?v=LOFTt9C5S2E

 

 

 Le opere del maestro Miro Romagna, amato pittore veneziano della “vecchia guardia” (1927–2006) inaugurano il nuovo spazio espositivo dedicato all'Arte, ideato e realizzato dal figlio Stefano Romagna nell'immobile di proprietà di ESSSE Spa, in Fondamenta Venier dei Leoni a pochi passi dall'ingresso della collezione Peggy Guggenheim di Venezia.

Grazie alla collaborazione con ESSSE Spa di Arzignano (Vi), che ha ristrutturato e finanziato l'iniziativa culturale, apre un nuovo spazio polifunzionale dedicato all'arte nell'esclusivo itinerario che porta dalle Gallerie dell’Accademia, alle Galleria di Palazzo Cini, passando per la Collezione Peggy Guggenheim verso Punta della Dogana, conosciuto anche come “Venice Museum Mile”, passeggiata dedicata all'arte e alla cultura.

Un centinaio di metri quadrati ad uso espositivo ricavati dove in passato, negli anni sessanta, esisteva una piccola bottega di calzolaio, poi successivamente trasformata in abitazione. Un accurato ed elegante intervento di restauro, fa rinascere il civico 686 del Sestiere di Dorsoduro con l'obiettivo di aggiungere uno spazio di qualità dedicato alle esposizioni, utilizzabile anche in forma temporanea da artisti e galleristi.

Inaugura la galleria il pittore Miro Romagna, classe 1927, coetaneo di Tancredi Parmeggiani che proprio in questo periodo è presente con un importante retrospettiva nelle prestigiose sale del vicino Palazzo Venier dei Leoni, sede della Collezione Guggenheim, fino al 3 maggio 2017. Due interpreti di diversi filoni pittorici, quello informale e quello più legato all'impressionismo veneto, che hanno caratterizzato la scena artistica veneziana degli anni '50.

La mostra vuole essere anche un omaggio ai maestri-amici di Romagna attraverso una nutrita raccolta di fotografie che testimoniano il vivace periodo artistico vissuto nelle innumerevoli gallerie d'arte di Venezia tra gli anni '50 e gli anni '80, immortalati negli scatti del fotografo Ermanno Reberschak.

Tra le varie testimonianze dell'epoca è esposto anche un piccolo ritratto che il pittore Romano Parmeggiani, fratello del più noto Tancredi, fece negli anni settanta all'amico Miro.

 

L'evoluzione del colore nell'opera di Miro Romagna”
A Dorsoduro l'esposizione dell'artista che è stato uno dei protagonisti del postimpressionismo

La pittura è ormai un linguaggio considerato obsoleto che gli artisti, sostiene qualcuno, non usano più per realizzare le loro opere. Salvo poi scoprire che alcune delle maggiori personalità dell'arte contemporanea – da Richter a Jim Dine, Hockney e Baselitz, Clemente e Tilson, per fare alcuni nomi – esprimono ancora il loro mondo immaginativo proprio attraverso la pittura. Provoca dunque una piacevole sorpresa imbattersi in un'ampia mostra come quella che la nuova Galleria 686 a Dorsoduro, proprio a fianco della Guggenheim, dedica ora a Miro Romagna (Venezia 1927 – 2006) che può davvero essere definito un autentico pittore-pittore.

 

Attivo nell'immediato dopoguerra, Romagna è stato uno dei protagonisti del cosiddetto postimpressionismo a Venezia, caratterizzando però le sue vedute veneziane e lagunari con un'impronta forte e marcata del colore, in una sua personale declinazione formale utilizzata peraltro anche in certe dense nature morte e in alcune intense figure-ritratti. La mostra seppure parzialmente, appare una piccola rassegna retrospettiva perchè allinea dipinti realizzati alla fine degli anni '40 e i primi anni 2000, documentando così la l'evoluzione formale del linguaggio pittorico di Romagna. Mentre infatti le prime vedute lagunari appaiono scandite da colori più cupi e descrittivi, come si può vedere in alcune visioni di Marghera degli anni Sessanta, nel corso degli anni è la luce a prendere il sopravvento nella sua pittura gestuale e i colori diventano più sfumati ed evanescenti. Come è evidente ad esempio nella “Vecchia draga” del 1996 e, clamorosamente e con maggior evidenza, nell'ultima visione del “Mulino Stucky” del 2005. Nel mezzo, quasi a segnare decisivamente questo percorso espressivo, si incontra il bello ed intenso “Autoritratto” del 1957.

(Enzo Di Martino, 2017)

 

catalogo

Miro Romagna,

Da Palazzo Carminati ai giorni nostri

Arcari Editore

 

per informazioni eventi:

Associazione Miro Romagna per l'Arte

Tel.348 5101486

associazione@miroromagna.it

www.miroromagna.it