M O S T R E  D' A R T E:  VENEZIA IN CHIARO dialoghi e silenzi nella pittura tra Ottocento e Novecento presso Palazzo Querini Calle Lunga San Barnaba Venezia - fino al 13 gennaio 2019 aperto da mercoledì a domenica                                           
Mostra personale a Vittorio Veneto (TV)
 
 

Periodo dal 05/09/2009  al 27/09/2009

Inaugurazione: 05/09/2009 ore 18,00  - Orari: dalle 10,00 alle 19,00

VITTORIO VENETO
"Da Palazzo carminati ai giorni nostri" dal 5 al 27 settembre 2009, opening sabato 5 settembre ore 18,00.
-Museo d'Arte Moderna Vittorio Emanuele II presso VILLA CROZE, opere degli anni '50
-Chiesetta di San Paolo al Piano, i bozzetti
-Chiesetta di San Giuseppe, opere recenti

 

GALLERIA CIVICA DI ARTE MEDIOEVALE MODERNA E CONTEMPORANEA VITTORIO EMANUELE II Collezione “Maria Fioretti Paludetti” VILLA CROZE 
OPERE GIOVANILI Da Palazzo Carminati alla maturità (1940-60)
Dal 5 al 27 settembre Vittorio Veneto ha ospitato le opere del pittore veneziano Miro Romagna, maestro del Novecento pittorico veneziano. Espositore precocissimo, Romagna ha vinto Premi prestigiosi ed è stato oggetto di attenzione, fin dalle prime affermazioni pubbliche, da parte di critici di tutto riguardo. Protagonista di importanti esperienze espositive in Europa e negli Stati Uniti, Romagna è amato da una nutrita schiera di collezionisti, che lo considera “un classico”: la sua inconfondibile interpretazione del paesaggio lagunare rientra nel canone plurisecolare della “veduta” veneziana. L’Associazione Culturale “Il Filò”, in collaborazione con l’Associazione “Miro Romagna”, ha voluto dedicare all’artista un articolato percorso espositivo che ne ricostruisce l’itinerario artistico, dall’epoca di Palazzo Carminati (sede degli studi che la Fondazione veneziana Bevilacqua-La Masa metteva a disposizione dei giovani talenti artisti) fino alle ultime opere. Per l’occasione è stato redatto un catalogo, il primo completo ed esaustivo sia dal punto di vista critico che documentario, curato dal critico e storico dell’arte Fabio Girardello. Oltre alla presente, una seconda sezione è ospitata presso l’Oratorio di San Paolo al Piano, a Ceneda, e comprende un florilegio di opere di piccolo formato, appartenenti al periodo maturo; la terza sezione è rappresentata da una selezione di opere sacre di formato importante presso la Chiesa di San Giuseppe, a Serravalle. È particolarmente significativo che l’antologia delle opere di Romagna del periodo degli esordi sia ospitata presso la Galleria Civica d’Arte Medioevale, Moderna e Contemporanea “Maria Fioretti Paludetti” di Villa Croze; grazie al generoso lascito del collezionista e storico dell’arte vittoriese Giovanni Paludetti, Villa Croze rappresenta infatti uno dei più importanti centri di documentazione ed esposizione permanente dell’arte veneta del Novecento. Il Romagna della fine degli Anni Quaranta, già ottimo disegnatore e sicuro pittore, si misura con la lezione di De Pisis e Dufy. Negli Anni Cinquanta, la frequentazione di Neno Mori gli consente di impossessarsi di un segno tranciante e riassuntivo, in realtà più espressionista che impressionista. Qualche anno più tardi la sua pittura ritmica, frenetica, bidimensionale, lo pone in consonanza con i “nuovi figurativi” (Saverio Barbaro, Renato Borsato, Giuseppe Gambino, Alberto Gianquinto, Cesco Magnolato, Giorgio Dario Paolucci), gravitanti nell’ambito della Fondazione Bevilacqu-La Masa e in aperto dissidio rispetto alle tendenze astrattiste dominanti. I capolavori degli Anni Sessanta attestano la vicinanza di Romagna alla poetica del Realismo esistenziale propria dei giovani milanesi suoi coetanei (Guerreschi, Ferroni, Banchieri, Vaglieri, Romagnoni, Ceretti); ma non va trascurata la prossimità con l’espressione neorealista veneziana, che ha il suo portabandiera in Arnaldo Pizzinato, ma che trova peculiari affinità anche con l’”espressionismo” di Giovanni Pontini, Bepi Longo e Gustavo Boldrini. Nelle opere del periodo emerge il tema industriale, l’accorata e talora tragica interpretazione di quella “terraferma”, prossima a Venezia ma sentita in tutta la sua inquietante alterità, che in pochi lustri assume incontrollabili connotazioni urbane e accentua lo choc derivato dall’ampliarsi dell’area industriale. Di queste esperienze Romagna porterà lunga traccia nella consuetudine di contaminare elementi antichi e moderni, l’idillio di una Venezia atemporale e la realtà industriale, che costituisce il dato connotante i paesaggi lagunari dei decenni successivi.
        Prof. Fabio Girardello